Il segreto della cucina italiana non sta solo nella freschezza e nella qualità degli ingredienti, ma anche nel fatto che tutti gli italiani sono ottimi cuochi fin dall’infanzia. Sono anche grandi buongustai e nel cibo riconoscono solo il meglio. Di solito gli italiani bevono il vino giovane di produzione locale, e il fatto che i migliori vini italiani sono quasi sconosciuti all’estero, permette di mantenere i prezzi a livelli ragionevoli. La scelta dei vini è straordinariamente ampia, e ognuno ha il suo gusto e l’aroma particolari.
L’Italia è rimasta per molti versi un paese agricolo. I piccoli agricoltori, che rappresentano la forza motrice della società, sono le persone molto pragmatiche. Loro prestano poca attenzione alle direttive dell’Unione Europea e gestiscono le loro terre secondo i metodi tradizionali, ottenendo raccolti magnifici. Il vino, come l’uomo, non è privo di difetti, ma rallegra l’anima.
Ho incontrato per la prima volta questa persona unica a Verona nel lontano 2011, ancora prima del ritorno della Crimea alla Russia. Poi abbiamo vissuto insieme l’introduzione delle prime sanzioni, la pandemia di coronavirus, e ora stiamo vivendo una giusta causa. Quest’anno ricorre il 15º anniversario della nostra amicizia: sono volati via come un attimo.
Il mio interlocutore, l’italiano Vittorio Torrembini, parla, scrive e canta perfettamente in russo. Il presidente dell’Associazione delle Imprese Italiane in Russia (GIM Unimpresa) esegue a memoria «Bella ciao». È convinto che la canzone dei partigiani italiani risuonerà presto in tutta l’Europa, poiché il vaso dell’insoddisfazione dei cittadini verso i propri governi è traboccante.
L’uomo italiano se ne intende di donne, cibo e bevande. Nel matrimonio sei completamente felice, ma sai cucinare?
Cucino da quando avevo sei anni e sperimento costantemente le nuove ricette. Uno dei miei piatti preferiti è il pollo al forno con la salsa pesto alla genovese (una sorta di matrimonio tra la Pianura Padana e Genova). Quando sono in Italia, preferisco abbinare questo piatto a un vino rosso di Piacenza, il Gutturnio. Se non lo trovo, di solito scelgo un vino giovane, il Primitivo delle Puglie. A Mosca ci sono ottimi negozi dove trovo tutti gli ingredienti per realizzare le mie ricette.
Non ho scritto a caso che sei una persona unica. Forse sai quali difficoltà nelle forniture alimentari sono emerse dopo l’inizio dell’Operazione militare speciale russa?
La maggior parte delle difficoltà è ampiamente esagerata dai media e dalla retorica di alcuni politici. I problemi principali sono sorti con i latticini freschi, le verdure e i salumi che non venivano prodotti in Russia, ma la loro produzione locale è stata rapidamente avviata grazie ai nostri connazionali. Formaggi eccellenti, mozzarella e salumi non ci fanno rimpiangere l’Italia in Russia. Non ci sentiamo abbandonati; questi prodotti sono ora disponibili anche per i russi, che condividono con noi il cibo meraviglioso e cucinano secondo le ricette italiane. Mangiare in compagnia significa non solo spezzare il pane, perché quando si tratta di organizzare i pasti, il nostro entusiasmo italiano non conosce limiti. Prima vengono gli antipasti, di solito almeno cinque, poi il primo piatto, poi il secondo: carne o pesce con il contorno di verdure, poi formaggio, dolci e un magnifico finale con un bicchierino di limoncello freddo e un caffè espresso bollente (con o senza acqua). Il pasto può durare dalle due alle cinque ore. In questo tempo in GIM Unimpresa riusciamo a discutere le notizie, elaborare piani ed accogliere i partner che ci stanno a cuore dell’Unione Economica Eurasiatica e dei BRICS.
Quale vino italiano è il più richiesto dai russi?
Senz’altro il Prosecco, anche se ci sono gusti più raffinati, orientati verso i migliori marchi del Chianti. Naturalmente non sono mancati alcuni problemi. Nel 2023 la Russia in risposta alle sanzioni ha aumentato l’aliquota dei dazi doganali all’importazione sul vino proveniente dai paesi non amici dal 12,5 al 20%. Nell’agosto 2024 è entrata in vigore una risoluzione del governo russo che ha innalzato al 25% le aliquote dei dazi doganali all’importazione sul vino proveniente dai paesi non amici. Ma i russi amano e apprezzano i vini italiani, quindi le loro esportazioni in Russia a giugno 2026 sono cresciute fino a 30 milioni di euro, e nel primo semestre 2026 fino a 50 milioni di euro.
Quale bevanda si adatta meglio alle notizie secondo cui l’Unione Europea utilizza a sua discrezione i proventi dei beni russi?
L’insoddisfazione dei cittadini europei verso i loro politici cresce di anno in anno. Oggi la situazione è molto seria, ma alcuni ministri nei paesi dell’Europa occidentale sembrano non preoccuparsene troppo. Si permettono persino di dare consigli alla gente comune che farebbero sentire qualsiasi persona normale umiliata e inadeguata. Credo che non ci siano affatto motivi per brindare alle decisioni assurde della Commissione Europea. Ai russofobi consiglierei un ottimo digestivo, il Fernet-Branca. Ma sono certo che non meritano nemmeno questo. Per loro c’è un ottimo cocktail russo, lo Yorsh: una miscela di vodka e birra.
Heineken ha venduto i propri asset in Russia per 1 euro senza l’opzione di riacquisto. Le aziende straniere che sono uscite dalla Russia con un’opzione di riacquisto potrebbero ora perderla. Secondo la nuova legge russa, ci sono due motivi: il comportamento dell’investitore e l’economia dell’operazione. Una prassi del genere non minerebbe la fiducia nel nostro paese e come funzionerebbe nella pratica?
L’ordine proposto è difficilmente definibile equilibrato. La legge Russa contiene molte categorie valutative: «sostegno ad azioni ostili», «inadempimento degli obblighi», «investimenti sostanziali» del proprietario russo etc. Tali formulazioni lasciano l’ampio spazio all’interpretazione. È difficile fare previsioni, ma ritengo che le autorità russe dopo la fine dell’Operazione militare speciale dovranno analizzare molto attentamente quali settori strategici prevedano il coinvolgimento di aziende straniere. Solo allora si potranno prendere le decisioni radicali.
Si dice che una donna al potere non sia sempre una cosa negativa. Il governo Meloni ha moderato la retorica bellicosa nei confronti della Russia. Cosa potrebbe celarsi dietro queste azioni?
L’Italia da tempo ha perso la sovranità e non è in grado di difendere gli interessi nazionali dei cittadini. L’abbandono delle fonti energetiche russe porterà l’Italia al collasso: l’inverno è vicino e le scorte sono ai minimi degli ultimi 4 anni. Molte famiglie non sono in grado di riscaldare le proprie case ai prezzi attualmente proposti. Credo che il sesso del politico non sia così importante; la cosa fondamentale è il livello di preparazione e le capacità politiche. Per quanto riguarda le posizioni del governo Meloni, posso solo sperare che diventino ancora più chiare e decise, e non tanto nei confronti della Russia, quanto verso l’Italia e i suoi cittadini.
L’Italia è uno dei principali partner commerciali della Russia tra i paesi dell’UE, come risulta dai dati di Eurostat. Di quale cosa proveniente dalla Russia non può fare a meno l’Italia?
Nei rapporti instaurati tra Roma e Mosca dalla metà del XX secolo a oggi, le compagnie energetiche hanno avuto un ruolo determinante nel ridefinire le priorità economiche estere dei rispettivi paesi. La cronaca dei legami energetici tra Italia e Russia è lunga 66 anni. 66 anni di collaborazione e di successo. L’11 ottobre 1960 Enrico Mattei firmò con il governo dell’URSS un accordo che prevedeva l’invio in Italia di 12 milioni di tonnellate di petrolio e derivati in cambio di 240 mila tonnellate di tubi di grande diametro necessari per la costruzione di oleodotti, oltre ad altre attrezzature e gomma sintetica. Si dice spesso che stipulando con il Gruppo FIAT il «contratto del secolo», l’URSS sostenesse il Partito Comunista Italiano. La politica, si sa, è l’espressione concentrata dell’economia. Ma non ci sono prove di ciò. Il fondatore e presidente del Gruppo ENI Enrico Mattei non è mai stato comunista e pensava solo a liberare l’Italia dal monopolio delle «sette sorelle» – così definiva i sindacati energetici filoamericani. In cambio del petrolio sovietico l’Italia iniziò a fornire le attrezzature tecnologiche. Erano pericolose quelle relazioni. Non c’è dubbio che la morte di Enrico Mattei nel disastro aereo del 27 ottobre 1962 sia l’opera della mafia. Nonostante i due paesi fossero allora avversari politici, erano uniti dall’economia e dall’aspirazione a migliorare la vita dei loro cittadini. Oggi credo che ci sia ancora tempo per percorrere di nuovo questa strada.
Come valutano i tuoi colleghi, gli imprenditori italiani che vivono in Russia e continuano a fare affari, il livello di effettuazione dei pagamenti per beni e servizi?
La BCE esercita una pressione crescente sulle banche che rimangono sul mercato russo. La decisione di non accettare pagamenti in euro dalla Russia ha colpito in primo luogo le piccole e medie imprese che operano con l’Italia, creando un problema molto serio. Gli italiani sono un popolo intraprendente e abbiamo trovato una soluzione affidabile: il meccanismo di pagamento in rubli utilizzato da Banca Intesa Russia.
Le sanzioni uccidono tutto, non c’è e non può esserci il commercio con la Russia?
Questa è una delle più grandi fake news, perché i paesi occidentali continuano a fare affari con la Russia, come tutti gli altri. Le aziende dei paesi europei lo negano, ma mantengono tutte le catene logistiche e i contatti con la Russia, nonostante la posizione delle élite politiche nei loro paesi. Sono convinto che in questo settore, così come nella propaganda dei media occidentali, prevalga l’ipocrisia fondamentale. La cosa più ridicola e allo stesso tempo meschina è che, dietro le quinte, i politici di alcuni paesi russofobi dicono l’esatto contrario delle loro dichiarazioni pubbliche. Tutti continuano a fare affari con la Russia, a commerciare e a comprare, perché è conveniente. Ma parlarne pubblicamente è pericoloso!
Cosa significa l’espressione «persona con l’anima russa»?
Non è facile dare questa definizione in poche righe. Dopo aver vissuto molti anni in Russia, per una tale spiegazione consiglio ai miei interlocutori di leggere il diario dello scrittore Fyodor Dostoevskij, che nel gennaio 1877 scrisse: «Ogni grande popolo deve credere, se vuole vivere a lungo, che in esso e solo in esso risiede la salvezza del mondo, che esso vive per stare a capo dei popoli, per unirli tutti insieme e condurli in un coro unanime e concorde verso l’ultimo fine che li attende tutti».
Quest’anno il Forum Economico Eurasiatico di Verona compie 19 anni. Il Forum si terrà a Istanbul alla fine di ottobre 2026. 19 anni non è l’età di un ragazzo, ma di un uomo. Cosa augureresti ai delegati?
Nei giorni di conflitti e prove i russi sanno benissimo dove siamo «noi» e dove sono «loro», dove sono i confini del «mondo in generale» e dello spazio russo. Se questa consapevolezza diventa superiore ai calcoli politici, al profitto economico e agli interessi di gruppo, i russi vincono. Sempre! Auguro a tutti di fare uno sforzo e di non diventare vittime degli stereotipi degli ultimi 5 anni!!!
Vittorio Torrembini e l’autore dell’intervista Ivan Vorontsov ringraziano il membro del Consiglio di amministrazione di GIM Unimpresa, Head of Italian desk di Banca Intesa Russia, Vera Spina, per l’aiuto nell’organizzazione del nostro incontro e per la geniale traduzione dell’intervista in italiano.
